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7 novembre 2017 | Servizio civile

Sempre ho avuto paura!

Sempre ho avuto paura!

Ieri presso il circolo “ Il Vecchio Son” si è svolta la commemorazione per il 73° anniversario della battaglia di porta Lame.
E noi, presenti, non avremmo potuto sperare in una commemorazione migliore: Renato Romagnoli, il partigiano “Italiano”, comandante della Settima brigata GAP.

Il 7 novembre 1944 aveva inizio quella che sarebbe passata alla storia come l’unica battaglia vinta dai partigiani in una città occupata dalle forze dell’Asse, la battaglia di Porta Lame. L’impresa dei GAP ha un’eco importantissima e testimonia la tenace resistenza che la popolazione italiana ha opposto ai nazifascisti.
Questa vittoria, unica quanto breve, è stata conseguita dalle sole forze partigiane con l’aiuto della popolazione civile. Romagnoli tiene a sottolineare la differenza fra la Lotta di Liberazione, combattuta dai partigiani armati e la Resistenza, perseguita dalla popolazione civile con grandi e piccoli gesti, dalla fornitura di pane al soccorso dei partigiani feriti. Due azioni complementari che testimoniano come una parte del Paese abbia creduto e reso possibile l’avvento della democrazia.

La grande storia della guerra partigiana s’intreccia con il percorso che ha portato Renato Romagnoli a diventare il partigiano “Italiano”. La guerra e la fine del divieto ai non tesserati al PNF di lavorare hanno permesso a Romagnoli di poter entrare in fabbrica. “Taci il nemico ti ascolta!” e “Qui si lavora, non si parla di politica” sono i manifesti fascisti che simboleggiano l’inizio dell’impegno politico di Renato. Di notte s’inizia a discutere, a riunirsi e  dopo l’otto settembre è il momento di agire. Ma dove? Le Alpi sono la destinazione, si parte dalla stazione di Corticella per Faè-Fortogna e il Vajont. Il nome di battaglia è “Italiano”. Come una moderna versione dell’omerico “Nessuno”, per proteggere l’identità nel caso in cui uno dei compagni fosse caduto sotto il giogo dei repubblichini.

"Italiano" esclama sonoramente “Sempre ho avuto paura! Bisognava avere paura!”, perché la paura portava a scelte ponderate, a momenti di discussione con tutti i compagni della Brigata che precedevano l’azione. Infatti, la lotta partigiana è stata una vera e propria scuola di democrazia, la più grande conquista dopo vent’anni di fascismo, e il 7 novembre 1944 rappresentava la vigilia di questa possibilità.

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