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16 gennaio 2019 | Politiche e diritti

Quattro proposte per una Bologna che accoglie

Quattro proposte per una Bologna che accoglie
Il decreto legge 113 del 4 ottobre 2018, detto anche Decreto Salvini, convertito nella legge n. 132 del 1° dicembre scorso, rappresenta una grave violazione dei diritti e delle libertà garantite dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani.  

Non può il pur legittimo principio di tutela della sicurezza diventare un alibi per discriminazioni nei riguardi di persone colpevoli solo di cercare una strada per la propria sopravvivenza, fuggendo da guerre, violenze, fame, carestie e disastri ambientali.
 
Nel merito delle scelte nei confronti di migranti, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, la legge non solo è inefficace ma crea le condizioni oggettive per una maggiore insicurezza e tensione sociale, causando la ghettizzazione e marginalizzazione di persone fragili ed esposte al rischio di cadere nel sistema della criminalità e dello sfruttamento.
 
La Città Metropolitana di Bologna, da sempre esempio di umanità e solidarietà, ha costruito negli anni un sistema virtuoso di accoglienza, assistenza e integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo che oggi rischia di essere cancellato con gravi ripercurssioni sulla vita dei migranti e sulla stessa sicurezza della comunità.
 
Il decreto, inoltre, rischia di generare anche nella nostra città nuove sacche di disoccupazione tra gli operatori del settore dell’accoglienza e dell’integrazione. Sul tema del lavoro occorre invece salvaguardare il patrimonio straordinario di professionalità, competenza e impegno sociale, di cui sono portatori i lavoratori e le lavoratrici che operano nel nostro territorio.
 
Per queste ragioni è fondamentale una risposta democratica e solidale di tutta la città e la ripresa di una forte azione collettiva a difesa dei diritti civili gravemente offesi. Un impegno concreto per contrastare una legge violenta e ingiusta, frutto di una politica che risponde alla paura alimentandola, che dichiara di voler lottare la povertà ma finisce per schiacciare i poveri, i più deboli poducendo sempre più diseguaglianze.
 
Chiediamo, quindi, che la Città metropolitana prenda una posizione netta contro il decreto Salvini e metta in atto tutte le misure in grado di garantire condizioni di vita dignitose ai migranti presenti nella città metropolitana. Un percorso che ci auspichiamo possa essere costruito in rete con le città italiane che hanno già espresso la volontà di disapplicare alcune norme contenute nel decreto.
 
In attesa della costituzione di un tavolo permanente della rete dell’accoglienza della Città metropolitana, avanziamo di seguito alcune proposte concrete, elaborate con il contributo di ASGI, che potranno essere messe in pratica dal Comune di Bologna per attenuare nell’immediato le conseguenze della legge in materia di accesso ai servizi, minori stranieri e residenza. Resta, infine, la nostra ferma opposizione all’apertura di un Centro per il Rimpatrio nella nostra città che negli anni scorsi ha lottato e ottenuto la chiusura del CIE.
 
1- ISCRIZIONE SERVIZI E SERVIZI PER L’IMPIEGO

Il Comune dovrebbe dare indicazioni ai propri uffici chiarendo che:
 
- il richiedente protezione internazionale ha diritto all'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale ai sensi dell'art. 34 TU 286/98, che comprende tra i destinatari anche il permesso per "richiesta asilo" (art. 34, lett. b) TU), anche se non ha la residenza 
 
- il richiedente asilo ha diritto ad accedere a TUTTI I SERVIZI erogati sul territorio, anche in assenza di iscrizione anagrafica. Infatti, nonostante la riforma attuata dal DL 113/2018, secondo cui il permesso di soggiorno per richiesta asilo non è titolo per l'iscrizione anagrafica (nuovo art. 4, co. 1-bis d.lgs. 142/2015), il DL stesso ha sostituito il comma 3 dell’art. 5 disponendo che "L'accesso ai servizi previsti dal presente decreto e a quelli COMUNQUE EROGATI SUL TERRITORIO ai sensi delle norme vigenti è assicurato nel luogo di domicilio individuato ai sensi dei commi 1 e 2."
 
Dunque, il richiedente asilo ha diritto di accedere a corsi di formazione professionale, tirocinio, iscrizione al Centro per l'impiego, ecc., cioè tutti quelli erogati sul territorio.
Per quanto riguarda l'iscrizione ai Centri per l'impiego, va assolutamente garantita, sia perché l'art. 22 d.lgs. 142/2015 prevede il diritto di lavorare, trascorsi 60 gg. dalla richiesta di protezione internazionale, sia perché l'art. 11, comma 1, lett. c) del d.lgs. n. 150/2015, nel riorganizzare il Servizio regionale per il lavoro, stabilisce il principio della "c) disponibilità di servizi e misure di politica attiva del lavoro a tutti i residenti sul territorio italiano, a prescindere dalla regione o provincia autonoma di residenza".
Se si prescinde dalla regione o provincia autonoma di residenza, è evidente che con la locuzione "a tutti i residenti sul territorio italiano" non possa intendersi la iscrizione anagrafica ma quella civilistica, cioè il domicilio o la dimora abituale (art. 43 c.c.).
In questo senso si era pronunciata l’ANPAL con circolare del 23.5.2018
 
2- MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI

Secondo quanto previsto dalla legge Zampa, va ribadita la possibilità di avvalersi del cosiddetto "prosieguo amministrativo", già previsto dal R.D. 1404/1934 sostituito sul punto dalla l. 25 luglio 1956, n. 888, per assistere i neomaggiorenni fino ai 21 anni di età qualora ci sia bisogno di un percorso più lungo di integrazione in Italia. Sulla base di ciò, anche il Comune deve garantire i servizi ai neomaggiorenni fino ai 21 anni che altrimenti si troverebbero senza alcun tipo di sostegno sul territorio.  
 
3- TRASFERIMENTO RESIDENZA

Il Sindaco, in qualità di Sindaco della Città Metropolitana, si impegni per garantire i trasferimenti di residenza per i richiedenti asilo su tutto il territorio dell’area metropolitana.
 
4 - NO A UN CPR A BOLOGNA SI A NUOVI SPAZI D'ACCOGLIENZA

Il Sindaco e l'amministrazione si impegnino a non permettere l’eventuale apertura di un Centro per il Rimpatrio nella Città metropolitana. 
Il Comune, invece, si impegni ad aprire spazi per l’accoglienza di persone titolari di permessi umanitari, che oggi sono a rischio di allontanamento immediato dai Centri di Accoglienza Straordinari (CAS), attivando quanto previsto dall’art. 40 TU immigrazione d.lgs. 286/98.


Rete Bologna Accoglie
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