15 febbraio 2012

"Ospite in un mondo straniero": il racconto di Satajit Kumar Roy

"Ospite in un mondo straniero": il racconto di Satajit Kumar Roy

Mi chiamo Satajit Kumar Roy, sono venuto in Italia dal Bangladesh due anni e 8 mesi fa e ho 28 anni.
Il mio paese, il Bangladesh, è molto, troppo affollato, c’è tanta gente, tanto inquinamento e poco lavoro, inoltre la situazione politica è confusa. Per queste ragioni io da anni pensavo di andarmene, ma ho potuto farlo solo quando mio fratello ha fatto per me i documenti.
Lui è qui da 6 anni, si trova bene e lavora in una fabbrica metalmeccanica; da circa un anno ha portato anche la moglie, che esce di casa solo per andare alla scuola di italiano, perché ha paura. Io non ho mai avuto paura a uscire per strada perché ho incontrato degli amici alla scuola di italiano di ApriMondo e dell’XM24, con loro sto bene in classe e mi vedo anche fuori, andiamo in giro insieme e ci divertiamo.

Certo l’ inizio è stato difficile, molto difficile soprattutto perché non capivo e non riuscivo a parlare, ora ci riesco, ma continuo a venire a scuola perché voglio migliorare la mia vita e trovare un lavoro. In Bangladesh ho fatto la scuola superiore e l’università, dove studiavo sociologia, storia, geografia, materie di questo tipo. In Italia voglio lavorare e, come mio fratello, anche se sono straniero, voglio inserirmi, vivere tranquillo, pagare le tasse e rispettare le vostre leggi.

Parlo di me perché mi interessa quello che sta facendo L’Italia sono anch’io: il problema della cittadinanza è molto importante e se un giorno mi sposo ed ho figli, sarò felice se tutti diventiamo cittadini italiani. Vorrei anche poter votare perché mi interessa molto quello che accade a Bologna. Anche a mio fratello, che è a Bologna da tanti anni, piace rebbe diventare cittadino italiano, in questo periodo è molto impegnato a trovare i documenti per richiedere la carta di soggiorno lungo e deve dare anche l’esame di italiano.

Quando sono arrivato dal Bangladesh a Bologna mi è capitata una cosa strana: era il 13 maggio 2009, c’era una festa in via Corticella e io ero lì e vedevo davanti a me solo bianchi, dietro di me bianchi, attorno bianchi, bianchi ovunque, solo io ero nero. Ho provato sorpresa e una sensazione strana, che mi viene spesso in mente.

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