22 febbraio 2012

"Ospite in un mondo straniero": il racconto di Armiyuo Ahmed

"Ospite in un mondo straniero": il racconto di Armiyuo Ahmed

Mi chiamo Armiyuo Ahmed e sono in Italia da dieci mesi. Sono uno dei ragazzi richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa, poi portati ad Agrigento, a Catania e da lì a Bologna.
A Lampedusa sono arrivato dalla Libia, dove stavo lavorando come muratore; quando è scoppiata la guerra civile, prestavo in proprio la mia opera e mi pagavano a metro di muro, ho fatto anche altri lavori e per un breve periodo sono stato alla Pepsi. Ero in Libia da alcuni anni ed era la seconda volta che vi entravo; già nel 2007 ero riuscito a passarvi dal Niger ma mi avevano preso e chiuso in prigione per sei mesi, essendo piccolo però non mi avevano fatto tanto male e dopo alcuni mesi mi avevano riportato in Niger.

Io sono nato in Costa d’Avorio, ma ho dovuto abbandonare la mia terra all’età di sei anni per motivi che preferisco non dire e di anni da allora ne sono passati tredici.
A sei anni sono stato accolto da una signora fuggita per la guerra dalla Liberia e rifugiata in Costa d’Avorio. Lei mi ha portato con sé in Ghana, mi ha voluto bene, mi ha fatto studiare per sei anni, poi ha deciso di tornare al suo paese, la Liberia, ma non poteva portarmi con sé, mi aveva però insegnato come si vive da soli e io ero in grado di badare a me stesso.
Sono andato in Togo dove per circa sei mesi ho lavorato in un ristorante, poi sono passato in Benin e da lì in Niger, paese che ho attraversato per raggiungere nel 2007 la Libia. Ma, come ho già detto, sono stato arrestato e dopo sei mesi di prigione mi hanno riportato in Niger. Lì ho vissuto per un anno con grandi difficoltà: non avevo dove rifugiarmi e sfamarmi non era facile, ma dovevo resistere e ritentare la strada della Libia.
La seconda volta sono riuscito a non farmi prendere e ho iniziato a lavorar. Stavo facendo il muratore, come ho detto, quando è scoppiata la guerra civile. Per un po’ tutto per me è continuato come prima, poi hanno cominciato a dire che i neri erano i macellai di Gheddafi e che bisognava ucciderli e hanno iniziato ad ammazzarli. Il capo, che mi aveva dato una casa da fare, mi ha detto: “O rimani e muori o vai in Italia per salvarti la vita”. Lui mi ha salvato, trovandomi un posto su una barca. Sapevo che anche scappando non ero sicuro di arrivare, ma credo che morire da solo in mare sia meglio che essere ucciso dalla mano di un altro.
Giorni terribili. Tre. Paura e freddo. La barca ferma nel mare.

Dopo lo sbarco a Lampedusa, dico solo grazie, perché da quel giorno di aprile del 2011 non ho mai dormito all’aperto e ogni giorno ho da mangiare. Ho un permesso rinnovato per sei mesi, ma purtroppo non posso lavorare: non è che non voglio, non posso per legge e non so quale sarà la mia sorte. Ho trovato tante persone che mi vogliono bene e mi aiutano. Un momento bellissimo è stato partecipare alla Par Tot Parata: ho ballato, ho fatto cose insieme ad altri, ho capito che non ero solo.
Molti mi hanno aiutato anche nello studio della lingua italiana, che io capisco e parlo ora discretamente; ho frequentato presso la scuola media Besta il corso per la licenza media e ho sostenuto pochi giorni fa l’esame. Qualcuno mi dice che è davvero incredibile che in così poco tempo io sia stato in grado di fare l’esame di terza, ma ho sempre avuto facilità a imparare le lingue dei paesi che attraversavo. C’è però una differenza: negli altri paesi imparavo la lingua per strada, qui, se hai voglia, in tanti sono pronti ad aiutarti.

L’Italia mi piace molto, ho trovato cose che nella mia terra, l’Africa, non avevo: libertà innanzi tutto, potersi muovere, frequentare la scuola - che a me piace tanto e che continuerò a frequentare - potere imparare, e poi fare sciopero per chiedere, lottare per i diritti. Questo è un paese veramente sviluppato. E’ molto importante che L’Italia sono anch’io lotti per la cittadinanza ai migranti; in Africa sei cittadino del paese in cui nasci, in Italia invece non è facile per un migrante diventare cittadino italiano. Io non sono nato in Italia, ho attraversato molti paesi, ma è qui che voglio restare. 

Un giorno, in piazza Maggiore, ho incontrato una ragazzina del Ghana e pensavo di poter parlare con lei la lingua di quel paese, che io conosco bene, ma lei, nata in Italia, proprio non mi capiva. Parla solo italiano e conosce solo l’Italia. Per me è italiana, non potrebbe mai tornare in Ghana.

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