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29 maggio 2020 | Educazione

L'educazione ai tempi del Coronavirus: intervista a Claudia Selmi

L'educazione ai tempi del Coronavirus: intervista a Claudia Selmi

Continuiamo con il nostro piccolo ciclo di interviste* alle educatrici e agli educatori di Arci Bologna per comprendere cosa sta accadendo nel mondo dell'educazione ai tempi dell'emergenza determinata dal Coronavirus. Uno sguardo vicino e attento per ascoltare la voce dei ragazzi e di chi ha continuato a svolgere il proprio lavoro reinventando strumenti e azioni. A parlarci, oggi, è Claudia Selmi, formatrice del progetto "Care donne - Italiano con cura".


In cosa consiste il progetto “Care donne”?
 
Il progetto “Care donne – Italiano con cura” è coordinato e promosso dalla scuola di italiano OneOne di Arci Solidarietà Bologna all'interno del progetto di accoglienza SPRAR/SIPROIMI, in collaborazione con Ass. LABù per spazio bimbi e della formatrice [Claudia Selmi] per la didattica dell italiano. Il progetto è iniziato a settembre, al Circolo Arci Guernelli, e si svolgeva in due stanze contigue, una per le attività con le mamme e una per i bimbi. La provenienza, così come l'età, delle ragazze è varia: si va dai 20 ai 40 anni, le ragazze vengono da Nigeria, Sierra Leone, Pakistan, Siria, Iran, Somalia, Ghana, Costa d'Avorio. Il progetto da settembre fino all'inizio di marzo si è svolto in presenza e prevedeva un quantitativo di ore importanti: il corso, molto intenso, si svolgeva quattro mattine a settimana, per due ore e mezza al giorno. Questo ha fatto sì che si tramutasse nella creazione di una relazione veramente bella con le studentesse. “Care donne” è un progetto teso a valorizzare le partecipanti in quanto donne, mamme, straniere, in tutte le loro sfaccettature possibili, dando spazio alla relazione e prevedendo momenti lasciati alla libera espressione e dedicati alla convivialità. L'obiettivo primario era stare insieme e progredire nella lingua italiana, ma anche creare uno spazio libero e sicuro per loro, dove potersi liberare di alcune cose, dove poter stare bene, dove creare relazioni. Non era la “classica” scuola d'italiano. C'era il momento dedicato alla grammatica e agli esercizi, ma anche quello dedicato al racconto delle proprie esperienze e di sé, per dare strumenti di confronto emotivo, avere un confronto sulla genitorialità, svolgere laboratori creativi, ecc. Abbiamo svolto vari incontri dedicati alla cucina, in cui dopo aver cucinato si mangiava tutte insieme, alla danza, alla pittura, ecc. Tutto era dunque nell'ottica del facilitare la relazione e riuscire a parlare e interagire in diverse situazioni. 
 
Com’è cambiato il tuo metodo educativo durante l’emergenza Covid-19 rispetto a prima? In cosa consiste? Hai riscontrato molte difficoltà nell’applicare questi metodi? Se sì, quali?
 
È molto cambiato. Arrivando alla fase della conversione in digitale, alcune cose sono dovute cambiare per forza, essendo quello di prima un progetto con tanti momenti dedicati a linguaggi non verbali e a voler mettere in gioco le ragazze sotto tanti punti di vista diversi. Ora facciamo lezione tre giorni a settimana attraverso il telefono: interagiamo attraverso videocall su Hangouts e scambi di esercizi e testi scritti su Whatsapp. E’ rimasta comunque un'atmosfera rilassata e tranquilla, gioiosa, l'ambiente che abbiamo cercato sempre di produrre. Nel corso attuale ci sono alcune delle studentesse già conosciute e alcune di nuove, è grazie soprattutto alla relazione costruita precedentemente che si riesce a mantenere quest'atmosfera sicura e protetta, dove riusciamo ad affrontare tematiche tipiche femminili della cura (della cura di sé, del corpo, del proprio spazio, dei bimbi e della casa). Ma alcune attività, come i laboratori creativi o il movimento, in questa modalità non si riescono a fare. La maggior parte delle ragazze non ha il pc, segue dal telefono. Abbiamo scelto di lavorare su contenuti linguistici funzionali all’apprendimento on line. Ci sono anche lati positivi: grazie al fatto che si è concentrati su uno spazio piccolo, se si dà uno stimolo preciso c'è la possibilità di lavorare bene su quel contenuto. Per ora, abbiamo trovato modo di sfruttare positivamente lo studio on line e siamo soddisfatte. Le difficoltà maggiore deriva dal grado di dimestichezza che hanno le studentesse con alcune app, ma in questo ci aiutano anche gli operatori delle ragazze. Per riportare un esempio di attività, stiamo lavorando sulla presentazione di sé e contemporaneamente sulle storie di donne coraggiose da riscoprire. Si parte con il racconto orale di alcuni elementi della storia, dopodiché c’è un esercizio di comprensione orale con alcune domande a cui rispondere in forma scritta, a cui segue un audio di rinforzo per verificare le risposte.
 
 
Quali sono le principali criticità che riscontri, scaturite dall’emergenza covid, e quali sono secondo te le soluzioni che si potrebbero attuare per risolvere queste problematiche (es. dispersione scolastica, impoverimento sociale)?
 
Dal punto di vista della frequenza scolastica è meglio ora, perché sono a casa! Le ragazze si collegano, non hanno molti altri impegni che invece hanno normalmente, da questo punto di vista è quasi un vantaggio. Ma hanno i bambini a casa, e quindi spesso sono impegnate a tenere i figli e non riescono a seguire le lezioni. Per quanto riguarda questo gruppo non credo che ci sia un rischio di dispersione scolastica: le ragazze sono tutte molto coscienti dell'importanza della scuola, sia per loro che soprattutto per i bambini, sono tutte molto consapevoli. Sono mamme molto sensibili a questo tema. Una criticità è data dal fatto che avendo passato un periodo di isolamento sono diminuite le interazioni e le relazioni con l'esterno e il territorio, in un progetto che dovrebbe andare in quel senso è un ostacolo, ma ora speriamo di recuperare!
 

Come stanno i beneficiari? Quali difficoltà in relazione al territorio? 
 
Credo di averne una panoramica ridotta, ma mi pare che in questo gruppo abbiano reagito con accettazione, forse anche perchè in generale sono persone abituate ai cambiamenti. Alcune problematiche che ho notato, ma vale anche per le famiglie italiane, sono relative alle richieste del sistema scolastico nell’ambito dell’apprendimento on line dei figli che comunque è mediato dai genitori, che non ha tenuto conto dei dispositivi a disposizione delle famiglie e del grado di alfabetizzazione digitale. Non si è tenuto conto che alcuni nuclei familiari non possiedono un pc da dedicare allo studio e quindi della conseguente difficoltà a gestire l’apprendimento. 
 

L’emergenza sanitaria ha comportato un cambiamento nelle modalità di fruizione dei servizi educativi e dell’apprendimento. Queste modalità, in vista del prossimo futuro, saranno irreversibili (almeno in parte)? In che modo segneranno l’attività educativa e quali le possibilità di trarre vantaggio da questi device?
 
Questo corso attuale continuerà fino a fine giugno in forma on line. Secondo me il vantaggio diffuso fino ad ora, per chi non era per niente avvezzo a questo modo di fruizione, è stato aver allenato l'alfabetizzazione digitale. In generale, è e sarà sempre utile saper usare gli strumenti digitali. L'attenzione che bisogna avere è dare la giusta dimensione allo strumento, l'idea che sia uno dei tanti modi da utilizzare e che non ci si limiti allo schermo. Questa situazione può dare freschezza e rendere fluida la fruizione di determinati contenuti on line. Ma secondo me dovrebbe restare uno dei tanti possibili supporti, non l’unico. Non stiamo trovando particolari difficoltà nell’interazione, credo soprattutto perchè ci conoscevamo già con alcune delle ragazze, forse se fossimo stati tutti sconosciuti sarebbe stato più difficile approcciarsi. Anche l'aspetto emozionale è importante nell'apprendimento, e attraverso lo schermo rischia d’essere limitato. Per ora è un buon sostituto, permette di fare anche cose che dal vivo non fai, ma spero non sarà l'unico modo di interagire per il futuro.


C’è un episodio particolare, che ti riguarda come educatrice o relativo al rapporto con i beneficiari, che ti va di raccontare?
 
Grazie a questa modalità che entra direttamente nelle case ti capita di seguire qualche istante la studentessa che si lava i denti o si veste. È molto emozionante quando ci sono i bambini molto piccoli, di due o tre anni, che ascoltano e seguono la lezione insieme alla mamma.  Per me sono cose molto piccole e semplici: quando mi raccontano un loro desiderio, o si aprono e mi raccontano qualcosa, o quando ridiamo insieme, ecc. Lo spazio digitale può richiedere una più incalzante stimolazione interattiva per non distrarsi, e questo a volte a discapito dello schiudersi della parola di sé. Ma a volte capitano, e quando succede, è bellissimo, anche on line. 
 
 
*L'intervista è realizzata da Roberta Carlucci e Laura Misuraca, volontarie del Servizio Civile Regionale di Arci Bologna.
 
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