Storia
Le origini
Il movimento associativo ha alle spalle più di un secolo di storia. Una storia le cui radici affondano nelle Società di Mutuo Soccorso attive già nella seconda metà dell'Ottocento e nei successivi circoli ricreativi, culturali e sportivi nati nei primi vent'anni del Novecento, tra cui spiccano le Case del popolo diffuse in Toscana. Anche se il periodo fascista comporta un radicale ridimensionamento, se non il bando, di queste attività, lo spirito dei circoli rimane vivo. Subito dopo la Liberazione matura l'idea di costituire una organizzazione nazionale di tutti i circoli, Case del popolo, Società di Mutuo Soccorso che si riconoscono negli ideali e nei valori democratici e antifascisti.
Anni '50
Nel 1956 i circoli si costituiscono in “Alleanza per la ricreazione popolare”. Un comitato nazionale di iniziativa, promosso con particolare vigore dai circoli di Bologna, Firenze, Novara, Pisa e Torino, indice il convegno “Per una convenzione nazionale della ricreazione”, mettendo le basi per nascita di un organismo nazionale “il quale, al di sopra di ogni interesse di parte e compreso delle più profonde aspirazioni civili e culturali del popolo, rappresenti l'espressione democratica di quanto di vitale esiste in questo campo”. La convenzione nazionale, riunitasi il 26 maggio 1957 a Firenze, approva lo Statuto della costituenda Associazione Ricreativa Culturale Italiana ed elegge un Consiglio direttivo nazionale di 35 membri che rimarrà in carica fino alla convocazione del congresso nazionale. La Convenzione è di fatto il primo congresso nazionale dell'Arci. Oltre a rappresentare la componente antifascista e democratica dell'Italia di allora, Arci è anche una risposta concreta alle nuove esigenze legate alla nascente società dei consumi, alla riorganizzazione del lavoro con la conseguente gestione del tempo libero dei lavoratori. E la sua vita sarà sempre strettamente connessa ai bisogni e ai mutamenti sociali e culturali che hanno attraversato il Paese fino ai nostri giorni.
Anni '60
Negli anni sessanta Arci favorisce l'apertura delle Case del popolo al nuovo rappresentato dai giovani. È in questo periodo che comincia il suo vero lavoro culturale.
Già verso la fine del 1960 era stata creata la Cineteca e cominciava a consolidarsi un lavoro nel Cinema. Nel 1961 nasce l'ARTA (Associazione dei radioteleabbonati) che nel 1962 costituisce centri d'ascolto e il premio per le migliori produzioni televisive. La prima rilevazione sui tempi di occupazione del telegiornale da parte dei partiti di governo e lo studio dei messaggi televisivi condotto da Umberto Eco, vengono effettuati dal SAP, gruppo di ascolto Arci di Bologna.
Nel 1966, il IV Congresso stabilisce che l'Arci può dar vita a proprie associazioni in settori specifici dell'attività culturale o ricreativa. Nel 1967 nasce l'UCCA e comincia il lavoro di costruzione di Arci Sport che porterà, negli anni successivi, alla nascita di Arci Caccia e di Arci Pesca. Nell'agosto del 1967, anche grazie all'impegno di Pietro Nenni allora vicepresidente del Consiglio, giunge il riconoscimento ministeriale.
Anni '70
L'ingresso negli anni '70 vede l'Arci vicina al movimento e alle battaglie dei lavoratori, continuando nell'impegno per una crescita culturale di massa contro la "cultura borghese" e la censura.
Il radicamento sul territorio è sempre più pervasivo tanto che nel 1971 aderiscono all'Arci 3300 circoli e Case del popolo. Il tesseramento sfiora i 600.000 soci.
Nel 1973, il fatto di vita interna più importante è l'unificazione tra Arci e UISP, centrale di cultura, tempo libero e sport.
Anni '80
Negli anni '80 nascono numerosi soggetti associativi, alcuni dei quali oggi completamente autonomi, protagonisti determinanti della nostra società civile: Lega Ambiente, LEID, Arcikids, Arcigay, Arci Donna, Arci Ragazzi, Arcigola, Arci Media.
Nel 1986 l'Associazione cambia modello organizzativo trasformandosi in confederazione di associazioni autonome. Nel 1987 diventa Arcinova dando continuità alla vecchia Arci nel rapporto col tessuto circolistico e nell'impegno sul terreno culturale.
Anni '90
Nel 1994 inizia il percorso che porta alla costituzione di Arci Nuova Associazione, soggetto in cui confluiscono Arcinova e molte delle esperienze nate negli ultimi anni nell'ambito della Confederazione (Arci solidarietà, Solidarietà internazionale, Nero e non solo ecc.). L'intento è quello di raccogliere l'eredità della tradizione associativa di base dell'Arci, con i suoi valori originari di mutualità e solidarietà, e investirla in un nuovo progetto adeguato ai bisogni della società che cambia. Gli anni '90 sono infatti quelli dell’opposizione al berlusconismo, dei movimenti contro la guerra e la globalizzazione e, al loro interno, del nuovo protagonismo politico dell’Arci.
Nell'aprile del 1997 nell'XI congresso nazionale di Roma viene eletto presidente Tom Benetollo, figura di primo piano del pacifismo italiano e non solo, che sarà l'artefice del rilancio progettuale e politico dell'Associazione negli anni successivi.
Nella seconda metà degli anni '90 Arci è fra i protagonisti più attivi della fertilissima stagione del terzo settore italiano, in cui si costruiscono nuove relazioni ed alleanze fra le reti dell'associazionismo laico e cattolico, del volontariato e della cooperazione sociale.
Dal 2000 a oggi
Nel 2001 Arci partecipa al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre in Brasile impegnandosi nel nascente movimento mondiale contro il neoliberismo. Mobilita migliaia di soci per la protesta al G8 di Genova e dopo l'11 settembre prende parte a una delle più grandi marce della Pace, quella Perugia-Assisi.
Arci si conferma come un enorme laboratorio sociale, politico e culturale. I terreni di elaborazione e iniziativa sono ormai tantissimi: dalla cultura ai progetti nel welfare locale e poi antimafia, diritti dei migranti, pace e cooperazione, campagne sui diritti civili, consumismo, ambiente, la promozione della cittadinanza attiva, il rinnovamento della politica attraverso la partecipazione responsabile dei cittadini.
Nel 2004 Arci perde improvvisamente Tom Benetollo. È un colpo durissimo per l'associazione, che però dimostra di saper reagire con maturità, compie le sue scelte tempestivamente e con grande unità e riprende senza esitazioni il suo cammino. Si intensifica il lavoro sul terreno dei diritti di cittadinanza con la mobilitazione contro i Cpt e per il diritto di voto dei migranti. Un forte impegno viene profuso nel sostegno al Referendum sulla procreazione assistita (2005) e a quello, fondamentale, in difesa della Costituzione (2006).
Per le elezioni del 2006 Arci contribuisce, con le proposte della campagna "Cambiare si può", alla costruzione di quello che sarà il programma del Governo guidato da Romano Prodi.
Nel febbraio 2006, a Cervia, ben 500 delegati partecipano al congresso nazionale dell'associazione che rilancia con forza il suo progetto e decide di eliminare ogni aggettivo dal suo nome per tornare a chiamarsi semplicemente Arci, come nel 1957.
Le strategia e la mission dell’associazione vengono riconfermate nel congresso di Chianciano, nell’aprile 2010. Il congresso ha fotografato un’associazione viva, che sa fare e che sa discutere, una casa fatta di tanti laboratori territoriali, aperti, disponibili a dialogare con tutti a partire dai propri contenuti.
Qui sta il segreto della continuità e della crescita di Arci: la capacità di dare risposte semplici a problemi complessi come democrazia, libertà, ambiente e legalità.
Arci oggi conta 5.400 circoli in tutta Italia e quasi 1.200.000 soci.