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26 marzo 2020 | Politiche e diritti

L'accoglienza ai tempi del Coronavirus: il punto di vista di ArciSolidarietà

L'accoglienza ai tempi del Coronavirus: il punto di vista di ArciSolidarietà

Cosa succede nell'accoglienza ai tempi del Coronavirus? Ce lo spiega l'intervento di ArciSolidarietà Bologna.

"Siamo al 17esimo giorno di emergenza sanitaria.

Siamo al 17esimo giorno di riorganizzazione, discussioni, paura, informazioni, decreti, traduzioni, auto-dichiarazioni, broadcast, video chiamate, piccole gioie e soddisfazioni quotidiane.

Siamo al 17esimo giorno di accoglienza SIPROIMI in “riassetto anti-covid19”.

La nostra è una piccola realtà nel panorama dell’accoglienza SIPROIMI bolognese.

ArciSolidarietà Bologna ospita donne e uomini richiedenti asilo politico o titolari di protezione internazionale, singoli o in nuclei familiari, in appartamenti diffusi sul territorio metropolitano e in una struttura di medie dimensioni.

Abbiamo due equipe di lavoro, composte da 10 operatori/trici sociali, che quotidianamente lavorano per l’accompagnamento verso l’autonomia delle persone che vivono nelle nostre strutture. Abbiamo 10 operatori/trici che da 15 giorni lavorano incessantemente per ripensare il nostro lavoro ai tempi di una crisi sanitaria e sociale che ci ha colpiti inaspettatamente e violentemente.

Il nostro è un lavoro di relazione. Ma come continuare a svolgere un lavoro relazionale in un momento in cui da entrambe le parti si ha paura della relazione?

Come si declina il supporto e l’accompagnamento di soggetti in situazioni di fragilità e marginalità in un contesto di isolamento sociale, di normative in continuo cambiamento, di restrizioni sempre maggiori?

Come coniugare il supporto psico-sociale di soggetti vulnerabili, portatori di forti traumi, con l’esigenza e la richiesta di maggiore controllo sulle loro vite, maggiori restrizioni alla libertà personale, in situazioni di convivenze, a volte forzate (non nascondiamocelo), con altri soggetti altrettanto vulnerabili?

Da 17 giorni il nostro mandato di “servizio pubblico essenziale” è ancora più evidente. Cerchiamo di svolgerlo coscientemente e responsabilmente.

Stiamo cercando di riorganizzarlo, mettendo in sicurezza sia i professionisti che i beneficiari del nostro intervento, cercando di raccogliere le esigenze delle persone che vivono i nostri progetti e strutturare azioni di supporto che vadano al di là della risposta emergenziale.

Lavoriamo in una sorta di smart-working flessibile, in cui affianchiamo al lavoro in remoto (video-chiamate di gruppo/ colloqui su whatsapp/ video tutorial/ scuola di italiano on line..), quello delle visite nelle strutture, dei colloqui necessariamente in presenza, dei trasferimenti di beneficiari da strutture che hanno la necessità di “alleggerimento” data la situazione sanitaria. Ci siamo adoperati dal primo istante per mettere in sicurezza i nostri luoghi di lavoro e le strutture, predisponendo sanificazioni, distribuendo i presidi sanitari necessari, in una rincorsa infinita e continua alla ricerca di gel igienizzanti, mascherine, presidi medici..

Facciamo costanti informative tradotte in varie lingue per far comprendere la situazione e responsabilizzare tutte e tutti, supportiamo i beneficiari nell’accesso ai servizi on line e nelle esigenze quotidiane, raccogliamo paure, ansie, li sosteniamo in un momento di smarrimento e “sospensione” comune.

Sin dall’inizio abbiamo consultato la rete nazionale dell’Arci che fa accoglienza, condividendo problematiche, buone prassi adottate, rivendicazioni da portare a livello nazionale.

Inutile dire che al di là dell’emergenza a noi tutte e tutti preoccupano i percorsi interrotti dei beneficiari, il loro isolamento, la scadenza al 30 giugno del diritto all’accoglienza nei nostri progetti di titolari di protezione internazionale, i permessi in scadenza di molti degli accolti, i futuri trasferimenti dei richiedenti asilo - oggi in accoglienza SIPROIMI - in CAS di grandi dimensioni che non offrono alcun progetto di integrazione.

Le preoccupazioni di sempre, dunque, ci appaiono adesso enormemente più grandi e forse è questo il duro insegnamento che sembra consegnarci l’attuale emergenza.

Le fragilità del sistema di accoglienza, che abbiamo sempre denunciato, emergono ora con una chiarezza disarmante, investendo il nostro lavoro e la vita delle persone che accogliamo. Una debolezza che appare quantomai evidente nelle grandi strutture, come quella del Mattei a Bologna, dove non è possibile garantire i minimi requisiti di sicurezza per tutelare operatori e migranti, e in generale nei Cas, nei CPR e nei CARA presenti su tutto il territorio nazionale.

Queste considerazioni, crediamo, si inseriscono all’interno di un quadro più grande, di una crisi che ha reso esplicite non solo le criticità del settore in cui operiamo, ma anche di quelle crepe che erano presenti in misure diverse all’interno dell’intero sistema di welfare del nostro Paese, a cominciare dalla Sanità, dove le politiche di tagli degli ultimi 30 anni hanno mostrato adesso tutta la loro colpevole miopia.

Il prendersi cura delle persone, invece, non può essere oggetto di speculazioni e calcoli politici fatti sulla pelle dei migranti e degli italiani che lavorano e chiedono diritti elementari di accesso ad una sanità, una istruzione e un’accoglienza di qualità.

Questi duri insegnamenti che ci consegna l’attuale emergenza sono indicazioni di cui dobbiamo far tesoro per le nostre rivendicazioni presenti e future.

Per immaginare un nuovo welfare, per permettere a tutte e tutti di vivere in maniera libera e dignitosa."

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