trova un evento

Cosa ti interessa?

Dove

Quando?


29 marzo 2018 |

La sfida di Binario69: essere un agente culturale a 360 gradi | Intervista a uno dei fondatori del Circolo, Angelo Cagnazzi

La sfida di Binario69: essere un agente culturale a 360 gradi | Intervista a uno dei fondatori del Circolo, Angelo Cagnazzi

Quasi un anno fa nasceva in via De’ Carracci un nuovo Circolo Arci: Binario69, la "tana musicante della Bolognina". 
Il Circolo Binario è figlio degli ultimi due anni di attività di Ozono Factory, di festival, di laboratori nelle scuole, di nuove mappe della città e nuove coordinate, di street art e artisti vagabondi. Un club in cui i generi si alternano quasi tutte le sere, ospitano artisti e musicisti molto o poco conosciuti ma sempre di alto livello musicale; un club che riaccende una strada e una voglia di fare musica e cultura a Bologna.

Ne abbiamo parlato con Angelo Cagnazzi, uno dei tre fondatori di Binario.

Quando avete deciso di aprire Binario 69, quali erano le vostre aspettative?
Aprire Binario è stata più una concatenazione di eventi, nel senso che insieme agli altri due soci ci trovavamo in un momento della vita in cui volevamo cambiare. In tutto ciò, ci eravamo conosciuti tramite Ozono, il festival dell’associazione che avevamo fatto assieme per passione, e da lì abbiamo deciso di aprire un club per rendere quella passione un lavoro. 
Per quanto riguarda le aspettative, all’inizio c’erano i sogni, provare a capire se riuscivamo ad aprire il Circolo molte sere a settimana, vedere se riuscivamo a far venire la gente in un posto dimenticato da tutti, a togliere un po’ di preconcetti sulla zona di via De’ Carracci. Tutti pensieri molto astratti e nel creare Binario gli obiettivi erano pensati giorno dopo giorno: riuscire a stare nel budget, quale tonalità di blu scegliere, come riuscire a creare una cosa che piacesse a tutti e tre e come riuscire ad arrivare all’inaugurazione. Quindi, grosse aspettative non ne avevamo, ma ci ponevamo parecchi sogni.

Oggi, invece, quale pensate che sia il vostro ruolo all’interno del panorama culturale e sociale bolognese?
Quello che ci dicono in tanti è che questo è un posto molto accessibile, è un posto in cui trovano ascolto sia il Binario e chi fa la programmazione, sia gli spettatori: è un posto che ascolta, che è attento.
Secondo me, rispetto ai vari club che fanno musica dal vivo a Bologna, sicuramente il Binario predilige non le ricerche che conviene fare, ma le ricerche che molto spesso sono un rischio; predilige i gruppi che magari non hanno un nome ma hanno un percorso da voler esprimere, da voler presentare; predilige le jam, l’incontro tra i musicisti. Tocchiamo più, quindi, quei circuiti che coinvolgono una fetta grossa di “artigiani della musica”, che è presente, e molto spesso non ha valvole di sfogo, non ha contenitori dove presentare le proprie cose. 
C’è poi il discorso sull’accessibilità: non serve un biglietto da 30 euro, non serve venire e consumare a chissà che costi. Questo seenza dubbio riesce a far vedere tante cose, non solo nel week end, ma quasi tutti i giorni, con la prospettiva di fare concerti sette giorni su sette: e questo è sicuramente in controtendenza.

Spesso ci sono dei tratti in comune molto forti tra i Circoli Arci. Nel vostro caso uno dei tanti è quello che unisce la pizza sospesa della Fattoria di Masaniello, all’interno del Circolo La Fattoria, con il biglietto sospeso di Binario: qual è il significato di questo “sospeso” e quali sono "le cose belle" che si creano all’interno di Arci?
Sicuramente c’è un retaggio storico di Arci, che è quello di fare cultura e di fare sociale, molto spesso unendo le due cose: questa è una matrice che fa in modo che tutti quanti parliamo la stessa lingua, perché, anche se i Circoli sono spesso molto differenti tra loro, delle radici comuni si trovano. La cosa sicuramente bella che c’è, nel far parte di una rete che ha tante sfaccettature diverse , è il fatto che poi in questa diversità, se ben equilibrata, la tua diversità è un valore aggiunto che si aggiunge a tutte le altre. 
Il fatto di poter avere dei legami con chi fa attivismo politico - mi viene da pensare a RitmoLento, ad esempio - e di poter parlare con i Circoli tradizionali, è un valore aggiunto che, soprattutto per noi che mettiamo il confronto delle arti, dei musicisti, delle persone, delle esperienze, delle storie come punto di incontro della nostra realtà dal nostro bancone, ha un potenziale creativo molto bello.

Tra pochissimi giorni Binario69 compie un anno: quali sono le prospettive future?
Noi quest’estate saremo in un luogo all'aperto, qui in città, e siamo molto contenti perché come Ozono Festival eravamo nati come festival che va nei posti strani e inusuali per far della cultura. 
Poi Binario di per sé, anche quando tornerà nella sua sede, sicuramente vuole arrivare a fare produzione, a poter dare sempre più strumenti e sempre più supporti a chi il Binario lo vive: musicisti, artisti, appassionati, giovani alla ricerca di un’opportunità in più di sfogo creativo. Ci piacerebbe, infine, fare del Binario un agente culturale a 360°: quello sarebbe il massimo, la nostra massima aspirazione e, anche se magari tra 2000 anni, ci arriveremo.

 
Ti invitiamo a postare commenti attinenti all'argomento. La redazione si riserva il diritto di cancellare ogni commento ritenuto offensivo o inutile.
Tutti i campi sono obbligatori