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26 gennaio 2020 |

Da che parte stare | Il Documento di Arci Bologna per il voto in Emilia-Romagna

Da che parte stare | Il Documento di Arci Bologna per il voto in Emilia-Romagna

Il 26 gennaio i cittadini residenti in Emilia-Romagna saranno chiamati ad esprimere il proprio voto, a scegliere da che parte stare. L’avvicinarsi della scadenza impone ad una realtà come la nostra, da sempre impegnata e schierata in campo sociale, culturale e politico, di proporre una riflessione e porre alcune questioni che riguardano il futuro di chi vive nella nostra Regione e le responsabilità di chi sarà chiamato a governarla.

Noi abbiamo scelto da che parte stare: dalla parte di chi è antifascista e si batte contro ogni discriminazione; dalla parte di chi vive più ai margini, di donne, giovani e anziani, famiglie e migranti che più di altri hanno subito gli effetti della crisi economica e politica che ha attraversato anche questa Regione nell’ultimo decennio.Perché la crisi non ha colpito tutte e tutti allo stesso modo e non ha lasciato indenne neanche la ricca e benestante Emilia-Romagna. Anche nella Regione del buongoverno, che può vantare dati macroeconomici senza eguali nel nostro Paese, con un PIL in crescita e una disoccupazione ai minimi storici, la precarietà, lo sfruttamento, i salari bassi, l’aumento del costo della vita, le vecchie e nuove forme di povertà, hanno colpito fasce sempre più ampie di popolazione. 

Di fronte a questo scenario sono stati parziali i tentativi di dare una risposta politica di sistema alle domande che provenivano da questa ampia fetta di società. Una società che, con le sue organizzazioni e i suoi movimenti, si è mobilitata a lungo e con impegno, per tenere alta l’attenzione e stimolare la politica, sui temi del lavoro e dell’antimafia, sulla riconversione ecologica e la sostenibilità ambientale, sulla violenza di genere e l’accoglienza dei migranti. Domande di giustizia che, invece, trovano sempre più spesso risposta nelle politiche securitarie e razziste delle destre, nell’attacco ai diritti e a ogni forma di diversità in nome di un’identità nazionale capace di produrre solo muri, violenza e intolleranza.

Non si costruisce una società più giusta e più equa alimentando la guerra tra poveri ma ricostruendo comunità coese e solidali, fondate sul benessere e la giustizia sociale. È questa la sfida politica e culturale da vincere, proponendo politiche in grado di ridurre le disuguaglianze e disegnare un nuovo welfare, dando vita, insieme a movimenti e organizzazioni della società civile, a un disegno collettivo di avanzamento sociale in cui le persone abbiano più opportunità e libertà di decidere del proprio futuro e costruire progetti all’altezza dei propri desideri.

Possiamo ambire a cambiare solo con una mobilitazione politica e sociale che nasce dal basso e che passa anche attraverso la nostra partecipazione al voto del 26 gennaio. Nell’esprimere la nostra indicazione a sostegno delle forze politiche che condividono i nostri valori e le nostre aspirazioni auspichiamo che queste si impegnino su alcuni temi per noi fondamentali:

1 - Contrasto alle disuguaglianze di accesso a servizi essenziali come salute e istruzione e alla ricchezza comune, dimensioni fondamentali delle disuguaglianze di oggi, fonte primaria del diffuso senso di ingiustizia. Lotta contro ogni forma di precarietà e sfruttamento sul lavoro, incentivando forme di impiego e di reddito che mettano al centro la vita, il benessere e la piena realizzazione di ogni persona, senza distinzione di genere, età o provenienza geografica.

2 - Contrasto a ogni forma di discriminazione di genere o orientamento sessuale. Per questo motivo chiediamo un impegno forte e concreto per promuovere percorsi in ambito educativo nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Sottoscriviamo, inoltre, le richieste della campagna Pensaci Prima (www.pensaciprima.info) che chiede un investimento strutturale e più corposo nei centri antiviolenza, nel sostegno alle donne vittime di violenza e di tutela legale di queste ultime. 

4 - La cultura è un elemento cardine e una premessa imprescindibile per ricreare una pratica della cittadinanza, un rafforzamento dei luoghi di incontro, dialogo e conoscenza in un periodo storico caratterizzato da parole e politiche di odio e discriminazione. Per questo occorre creare e promuovere luoghi di produzione e diffusione di una cultura aperta e accessibile, in grado di rendere protagonisti i giovani; occorre inoltre investire sulla creazione di una rete regionale che sappia tenere insieme città e aree interne, facendo rete tra le eccellenze del territorio e i vari attori presenti nei territori.  

5 - L’Emilia-Romagna è aperta, accogliente e solidale. Per questo motivo chiediamo che si faccia portatrice a livello nazionale della richiesta di abrogazione dei Decreti Salvini e della Legge Bossi-Fini. Riteniamo sia necessario un impegno da parte della Regione per istituire tavoli di confronto e lavoro per garantire un’accoglienza dignitosa e percorsi di inclusione efficaci alle persone che chiedono asilo all’Italia, attraverso reti territoriali di accoglienza e inclusione gestite dagli Enti locali e dalla società civile, riconoscendo il valore e l’impegno di lavoratori/lavoratrici e volontari/e. Chiediamo, infine, che l’Emilia Romagna sostenga la battaglia per garantire l’accesso alla cittadinanza per chi nasce o studia in Italia.

6 - Di fronte all’emergenza climatica degli ultimi anni, occorre mettere in campo strumenti e misure che rendano l’Emilia-Romagna protagonista di un Green New Deal italiano, investendo su uno sviluppo sostenibile, sul rafforzamento del trasporto pubblico, sulla tutela del patrimonio ambientale. 

7 - La casa è un diritto fondamentale che la Regione deve tutelare a partire dal rilancio di una nuova edilizia popolare che non comporti speculazioni e consumo di suolo. Occorre garantire pari opportunità di accesso e vivibilità a chi abita le nostre città provando a uscire da una logica emergenziale per costruire politiche abitative in grado di fornire risposte adeguate non solo a chi vive in condizioni di disagio estremo ma anche a quelle nuove fasce di popolazione che oggi fanno più fatica ad esercitare il loro diritto all’abitare (studenti, migranti, lavoratori precari). Va inoltre preso in considerazione il ruolo che gli spazi sociali ricoprono in città attraversate da forme sempre più visibili di diseguaglianza e fragilità, investendo su percorsi di rigenerazione e valorizzazione del patrimonio pubblico e privato inutilizzato.

8 - Valorizzazione dell’associazionismo e del Terzo Settore riconoscendo il valore che questi costituiscono per la nostra Regione non solo in termini di offerta di servizi in ambito sociale, culturale e assistenziale, ma anche come enti capaci di generare occupazione, benessere e coesione sociale per tutte e tutti.

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