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15 marzo 2018 |

Circolo La Fattoria: un presidio sul territorio I Intervista al presidente Simone Spataro

Circolo La Fattoria: un presidio sul territorio I Intervista al presidente Simone Spataro

A Bologna tanti sono i Circoli Arci presenti da decenni sul territorio, presidi fondamentali di socialità e cultura. Tra questi c’è il Circolo Arci La Fattoria, punto di riferimento del Pilastro dal 1972. In quasi cinquant’anni il Circolo è cambiato, a fianco della comunità di cui fa parte: vecchi e nuovi progetti continuano ad intrecciarsi, per cercare di sviluppare pratiche positive sul territorio, dalla Fattoria Urbana - un luogo aperto nato dieci anni fa per avvicinare la cittadinanza ai cicli della natura, al rispetto e alla conoscenza degli animali - fino alla Fattoria di Masaniello, il ristorante-pizzeria etica inaugurato un anno fa. 

Ne abbiamo parlato con Simone Spataro, presidente de La Fattoria.

Il Circolo La Fattoria è uno dei circoli storici di Bologna: com’è cambiato nel corso degli anni, dalla sua nascita ad oggi?
Il Circolo è cambiato parallelamente a un cambiamento della società del Pilastro: è un circolo con un forte legame con il territorio e chi fa il volontario qui è, quasi in tutti i casi, un abitante del quartiere. Purtroppo, nonostante alcuni stranieri frequentino il circolo, nessuno di loro è un volontario, pur essendo il Pilastro un territorio con una presenza molto rilevante di persone provenienti da altri paesi. 
Contemporaneamente sono cambiati gli obiettivi e quindi le attività del circolo. Il circolo è nato con una forte esigenza di cambiamento del territorio e per portare i bisogni del quartiere all’esterno, alle istituzioni. Adesso l’esigenza non è tanto rispondere a dei bisogni generali, quanto anche far conoscere il Pilastro all’esterno, far capire che tanto di positivo è presente anche in una zona periferica come questa per far sì che sia sempre meno un “luogo-dormitorio” e sempre più una zona dove si possono creare percorsi di cittadinanza attiva. 

Quale può essere un modo per includere tutta la popolazione che compone il Pilastro?
Gli stranieri probabilmente non si sentono coinvolti nelle nostre attività, qualche straniero c’è ma non rispetta la percentuale del quartiere. In questo contesto il tema linguistico - che non era presente quando l’emigrazione era quella meridionale - non è un tema da poco e la lingua spesso, purtroppo, è un ostacolo. 

Quali sono i progetti che hanno caratterizzato gli ultimi anni di attività del Circolo?
Le attività sono tante: da quelle più storiche, come il tango - il circolo è sede della prima milonga bolognese e della seconda in Italia -, alla fattoria urbana, anche in questo caso la prima a Bologna. 
Di fianco a queste tanti sono i corsi che organizziamo: dai corsi di inglese ai laboratori digitali fino a quelli di attività fisica. Tutte attività che cercano di coinvolgere più fasce di popolazione possibile.

Qual è oggi il ruolo del circolo e quali le sfide per il futuro?
Oggi c’è un grande bisogno di ricreatività e di cultura, e soddisfare questo bisogno dovrebbe essere l’obiettivo di tutti i circoli territoriali. Ma il rapporto dei circoli con i territori dovrebbe essere di tipo mutualistico.
In un circolo tradizionale il vero problema è come innestare i giovani con le altre generazioni: quello che le tiene insieme è l’elemento valoriale, sfida vera dei circoli, uno dei pochi presidi rimasti sul territorio, in particolare nelle periferie. Non luoghi dormitorio, ma spazi dove poter costruire, anche se con difficoltà. L’obiettivo del Circolo La Fattoria è costruire iniziative di qualità - come il tango, i corsi, la fattoria urbana, La Fattoria di Masaniello (ristorante pizzeria etica) - un insieme di attività che rientrano in uno schema logico comune, che mira anche a un recupero del tessuto sociale. 
Il Circolo La Fattoria è diventato così un presidio fisso, un punto di luce in una zona difficile, e vuole continuare ad esserlo. 

 
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