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10 dicembre 2020 | Accoglienza

Circoli Rifugio: un progetto nazionale di Arci per non lasciare nessuno in strata

Circoli Rifugio: un progetto nazionale di Arci per non lasciare nessuno in strata

12 Regioni italiane, 13 città, 16 circoli, 4/6 persone per ogni territorio coinvolto: questi i numeri del progetto ‘Nessuno in Strada – Circoli rifugio’, realizzato da Arci e finanziato con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, presentato oggi, in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani.  A Bologna fanno parte del progetto il Circolo Cantieri Meticci e il Circolo Akkatà di San Giovanni in Persiceto. 

“Il progetto viene presentato in una fase complicata della nostra vita associativa e questa azione mutualistica e di solidarietà è importante per la vita dei nostri Circoli”, dichiara Francesca Chiavacci, Presidente nazionale Arci.

“Il progetto nasce da una serie di iniziative di accoglienza, sostegno, mutuo soccorso che già vengono realizzate nei nostri circoli sul territorio e dall’idea che possa nascere una Rete nazionale, con l’aspirazione di crescere per rispondere a quelle esigenze che non trovano risposta nelle istituzioni” – sottolinea Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione di Arci nazionale. Il progetto Nessuno in Strada – Circoli Rifugio vuole mettere a sistema queste iniziative, legandole alla rete dei servizi già erogati dall’ Arci nell’ambito dell’inclusione sociale, offrendo un’accoglienza materiale che sarebbe stata impossibile garantire durante il lockdown al di fuori del sistema pubblico.

“Nessuno in strada – Circoli rifugio è un progetto che ha origine nei mesi più bui del 2020, quelli in cui le situazioni di marginalità venivano accentuate dal lockdown e la povertà allargava le sue maglie. Abbiamo voluto costruire un progetto che rispondesse a questa emergenza, rafforzando la rete dei Circoli che avevano già all’attivo delle esperienze di mutuo soccorso. Il progetto vuole creare una narrazione che racconti chi vive ai margini della nostra società” – afferma Valentina Itri, dell’Ufficio Immigrazione di Arci. Il progetto, della durata di 12 mesi, mira a costituire in ogni territorio coinvolto almeno un circolo rifugio responsabile dell’accoglienza di 4/6 persone. L’accoglienza potrà avvenire in due modalità: da parte di una famiglia socia del circolo, sia attraverso l’attivazione di un appartamento o di spazi gestiti direttamente dal circolo.

“Il tema dei diritti umani ci è particolarmente caro e l’azione di accogliere persone rimaste prive di una dimora – dichiara Anna Conti  vice Presidente Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – indifferentemente uomini o donne, italiani o stranieri, accompagnandoli in un percorso che possa costituire una nuova partenza e ridare loro una possibilità di vita dignitosa, è coerente profondamente con i valori e gli obiettivi del buddismo della Soka Gakkai”.

Un progetto che dà priorità alle fasce sociali maggiormente colpite dalla pandemia: “L’Istituto– spiega Valerio Baci della commissione “8xMille” Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai –  ha deciso di dare priorità con questi primi fondi ad interventi a favore delle fasce sociali maggiormente colpite dalla pandemia Covid-19, e il progetto dell’Arci Nessuno in strada – circoli rifugio rappresenta uno dei passi con cui dare il nostro sostegno alle persone in difficoltà e ai territori di cui sono parte”.

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