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27 settembre 2018 |

Al nostro caro Marco

Al nostro caro Marco

Marco amava profondamente la musica. Fin da bambino, cantando nei cori e in casa con la zia cantante lirica, ha respirato il piacere sognante dell'ascolto, della voce, degli strumenti, dei suoni e delle melodie. 

Negli anni Settanta ha iniziato a frequentare i musicisti bolognesi del periodo. Da profano si è cimentato e ha sofferto per migliorare la sua tecnica di chitarrista, la sua voce. Curioso di ogni genere musicale, ha iniziato a suonare il rock dell'epoca, scrivendo i testi delle canzoni inglesi come venivano pronunciate, perché mai è riuscito ad imparare la lingua. Ha iniziato a collaborare con Fabio Ferriani – Paco D'Alcatraz (conosciuto nelle mitiche osterie bolognesi dell'epoca), virando su un genere un po' ostico, ma che li ha portati a vivere la notte felsinea, discutendo e sognando, con una fame di conoscenza musicale che non li ha mai abbandonati. Ha poi suonato in alcuni progetti di Freak Antoni e Paco, con Dandi Bestia, Giorgio Cavalli e Gianni Fini. Insieme registravano di notte, nella casa delle leggendarie zie dietro piazza Maggiore, assieme al fratello Cristiano. Con Paco hanno girato l'Italia, scrivendo e promuovendo brani e partecipando al Festivalbar.
 
Ha poi scritto con Giorgio Cavalli un inno del Bologna, sperando che potesse diventare ufficiale, visto che la passione rossoblù lo ha sempre accompagnato negli anni.
Per un po' ha smesso i panni del musicista notturno e si è dedicato con tutta l'anima ai figli e alla moglie, condividendo e trasmettendo la sua grande passione. Lorenzo, il maggiore, è diventato un cantante lirico, ma anche rock, Francesco invece maestro di percussioni. Accompagnava la moglie Nicoletta con la chitarra, imparando le canzoni da lei amate e appoggiando la sua ostinazione nel canto con un sorriso. E' sempre stato altruista e modesto, in un'epoca in cui il vanto anche senza reali meriti è diventato una norma.
Negli ultimi anni ha collaborato con Stefano Zuffi e la sua Pneumatica, con Marina Pitta, accompagnandola con la chitarra a teatro nella sua “Laura Betti”, e ha suonato in gruppi di musica popolare.
 
Fino alla fine ha cercato di cantare e suonare, la musica non lo ha mai abbandonato e lo ha aiutato nel corso di un periodo difficile. 'Raramente nella vita ho incontrato persone che amavano la musica come Marco', ha detto di lui il suo amico Fabio Ferriani.

Vogliamo ricordarlo così, con il sorriso, la chitarra in mano, la sua voce, la generosità nell'accogliere tutti, lo stupore del bambino che scopre sempre cose nuove.
 
Noi, colleghi del Resto del Carlino, giornale per il quale Marco Muzzi ha lavorato per tanti anni, dedichiamo questo piccolo contributo a NIDI DI NOTE, certi che Marco avrebbe gradito questo nostro pensiero verso un'iniziativa che vuole avvicinare i bambini alla gioia della musica.
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